L’arrivismo

Questo capitolo de «le lumache e la letteratura» lo dedico a chi di professione fa il politico.

Oggi è il 19 settembe del 2022 e come italiana che risiede all’estero ho già votato per le elezioni politiche che si svolgeranno la prossima domenica, posso solo dire una cosa per consolare i miei cari connazionali che hanno davati ancora una lunga settimana di chiacchiere: «Forza ragà! La vita in campagna elettorale è dura ma per fortuna abbiamo Trilussa e un’infinità di poeti ed intellettuali che con la loro intelligenza, sottilezza (che a molti manca) ed ironia ci aiutano a sopportare e capire l’attualità».

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L’arrivismo

TRILUSSA
(Carlo Alberto Salustri)

Un giorno ‘na Lumaca forastiera,
che venne a Roma in mezzo a la verdura,
trovò un Grillo e je disse: — So’ sicura
che faccio una bellissima cariera,
ché qui qualunque fregno se presenta
diventa granne subbito, diventa…

E, in fonno, me lo merito. Pur’io
m’arampico striscianno e vado avanti.
Eh, si sapessi! Ce ne stanno tanti
che so’ arrivati cór sistema mio!
Basta sapé striscià su l’ideale,
qualunque strada è bona… Dico male?

— Ma indove passi tu ce lassi er segno,
— je fece er Grillo — e questo è ‘no svantaggio:
perché ogni tanto capita un passaggio
commodo, forse, ma nun troppo degno,
e nun sta bene che la gente scopra
su quante puzzonate passi sopra.

Io, invece, che m’aregolo ar contrario,
arivo a zompi, ma nessuno vede
in quali pistarecci metto er piede
quanno trovo un appoggio necessario:
volo su tutto, sarto allegramente
e passo per un Grillo indipennente.

14 giugno 1914

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