In dormiveglia fu scritta il 26 gennaio 1916 a Cima Quattro, sul fronte del Carso. In questi versi il confine tra sogno e realtà si dissolve: il soldato, sospeso tra sonno e veglia, continua a sentire il fragore della battaglia anche nel momento in cui il corpo cerca riposo. La guerra invade la mente, trasformando il dormiveglia in uno spazio dove i ricordi, i rumori e la paura convivono.
Con pochi versi, il poeta trasmette la tensione psicologica del soldato e l’impossibilità di separare l’esperienza del conflitto dalla vita interiore.
Il guscio della lumaca simbolizza la ricerca di rifugio e protezione. La casa, sinonimo di sicurezza e appartenenza, viene sostituita da una cavità scavata nella terra e l’uomo trova riparo nello stesso luogo nel quale è costretto a combattere.

In dormiveglia
“Valloncello di Cima Quattro, 6 agosto 1916”
Giuseppe Ungaretti
Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache
nel loro guscio
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia
Giuseppe Ungaretti è il poeta che ha raccontato la guerra con il minor numero di parole e la massima intensità. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori lucchesi, partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale combattendo sul Carso. Dall’esperienza della trincea sono nate le sue poesie più celebri, raccolte inizialmente ne Il porto sepolto (1916) e poi confluite ne L’Allegria, opere che hanno segnato profondamente la poesia moderna.
Il Carso, altopiano roccioso tra l’attuale Italia e la Slovenia, fu uno dei principali teatri della Prima guerra mondiale. Qui, tra il 1915 e il 1917, l’esercito italiano affrontò una lunga guerra di posizione contro quello austro-ungarico. Le condizioni di vita erano durissime: freddo intenso d’inverno, caldo soffocante d’estate, scarsità d’acqua, trincee scavate nella roccia e continui bombardamenti.
I suoi versi non raccontao gli avvenimenti militari ma puntano a restituire l’esperienza umana del soldato, sospeso tra paura, attesa, fraternità e desiderio di sopravvivere, trasformando una vicenda personale in una testimonianza universale sulla guerra.